Cronache della restanza, il libro con cui mettersi in cammino

Cronache della restanza, il libro con cui mettersi in cammino

19 Gennaio 2020 0 Di Vino
Veduta dal Monte Porrara

Le pagine raccolte nel libro “Cronache della restanza”, sono un condensato degli ultimi quattro anni della mia vita. Non hanno la pretesa di essere un saggio o un romanzo né vogliono essere esaustive su uno dei temi più interessanti e meno esplorati del nostro Paese: lo stato dell’arte delle aree interne, delle montagne e dei cosiddetti “ritornanti”. È piuttosto un insieme vagamente connesso di riflessioni, dubbi, sfoghi, ritratti, racconti e frammenti della vita di un ragazzo che a ventisei anni si è accorto che le luci scintillanti delle città non erano altro che l’oro inutile nella storia di Re Mida. C’era invece un campo lungo inesplorato a est, dove le persone si salutano ancora per strada e la vita scorre più sofferente e genuina che altrove. Da questo spazio ho sentito la necessità di ripartire per costruire un futuro. Privato e politico si sono mescolati come nella migliore tradizione autonoma e ben presto questa scelta di vita è diventata una radicale contrapposizione allo stato di cose che vive questa parte di Paese mai citata dai telegiornali che arrivano qui soltanto per la cronaca nera e le tragedie.

È iniziato tutto pressappoco così, come il diario di bordo di un viaggio disorganizzato fra paesi stupendi in via di abbandono, ricchissimi di storia e di storie, case abitate da piante di fico e che si sgretolano col primo soffio di vento, montagne aspre e fragili da cui è impossibile allontanarsi, boschi sconfinati che in autunno diventano fitte trame di colori e in primavera sono case accoglienti e poi ancora tanta gente dotata di una dignità d’altri tempi che ha impresso in volto i segni della sofferenza e della fatica. Con passione e sacrificio si sopravvive in questi luoghi nonostante lo Stato si sia ormai ritirato da tempo.

Panoramica del Monte Morrone, versante occidentale

Fra queste pagine ci sono articoli pubblicati su giornali e riviste, sensazioni, post di Facebook, narrazioni immaginarie, lettere, cronache di viaggio, racconti scritti a lume di candela. Essendo nati prima i testi e poi l’idea di raccoglierli in un libro, talvolta sembrano asincroni, per questo, per aiutare la comprensione in alcuni compare la data di scrittura. Altre volte i temi trattati si riprendono nei vari testi, si ripetono, come se ci fosse un filo imprescindibile che non si può non affrontare quando si parla di aree interne o delle persone che mi hanno voluto bene.

La restanza infine, è arrivata nella mia vita soltanto dopo la scelta di tornare, quando ho scoperto che qualcuno aveva già descritto questo fenomeno che conta ormai migliaia e migliaia di persone. Parlo dell’antropologo e professore Vito Teti che nel suo “Pietre di pane. Un’antropologia del restare” scrive:

“Portando la riflessione all’estrema conseguenza, dovremmo dire: ‘Non si resta’, perché in un mondo in perenne movimento, anche chi resta è in viaggio. E, forse, partire, tornare, restare sono diventate – o sono sempre state – modalità diverse del viaggiare. Se non ti senti prigioniero di nessun luogo o padrone di qualche luogo, vuol dire che possiedi la libertà del cammino. Restare, allora, non è stata, per tanti, una scorciatoia, un atto di pigrizia, una scelta di comodità; restare è stata un’avventura, un atto di incoscienza e, forse, di prodezza, una fatica e un dolore. Non si ceda alla retorica o all’enfasi, ma restare è la forma estrema del viaggiare”.

Sentiero dello Spirito, Parco Nazionale della Majella

In conclusione sento che la fatica più importante compiuta da questo libro è stata quella di trasformare questi frammenti di vita in un cammino ed ora che un po’ di tempo è passato e che la strada sembra segnata, è il momento di metterci in marcia anche noi.

Cronache della restanza è un libro di Savino Monterisi, sarà possibile acquistarlo a partire dal 15 febbraio. Presto seguiranno aggiornamenti.