“Ovunque le mie pagine sono state in mani migliori delle mie”

“Ovunque le mie pagine sono state in mani migliori delle mie”

3 Febbraio 2020 0 Di Vino
Copertina e quarta di copertina del libro

Non è stato facile, ma ce l’abbiamo fatta, dopo mille vicissitudini e un ping pong puntuale ed infinito di correzioni e contro correzioni siamo andati in stampa. Delle tre mie amiche che hanno revisionato la bozza del libro: la prima ha scelto di andare a lavorare in montagna, ne aveva la possibilità e si è trasferita nel paese della madre con il quale aveva bisogno di riconciliarsi; la seconda oppressa dalla metropoli, fra le pagine di questo libro ha riscoperto il suo piacere per la montagna e sta meditando come passare ad una vita più sostenibile; la terza fortunatamente non presenta segni di squilibrio.

Cronache della restanza del resto è la storia di un ritorno. Un ritorno fra le montagne che mi hanno visto nascere, crescere e poi partire. Non è un saggio, non è un romanzo, è un condensato di vita, riflessioni, sfoghi, lacrime, baci, sorrisi, lotte, sofferenze. Resistere nelle aree interne italiane è una sfida ambiziosa non facile da affrontare. Da quattro anni provo a farlo insieme ai miei compagni e alle mie compagne, alle viuzze cadenti della mia frazione e alle montagne che accompagnano silenziose la mia vita.

Per la diffusione del libro abbiamo optato per un ritorno al passato (e spero al futuro), evitando accuratamente la grande distribuzione e tenendoci a debita distanza dal pianeta Amazon e da tutto quello che gli gravita attorno. La distribuzione è curata esclusivamente da una micro-libreria indipendente e resistente – Il Libraio di Notte – di Popoli, attiva sul territorio da circa un anno e mezzo e in lotta affinché la cultura passi anche dalle parti della restanza.

Dopo aver pubblicato il primo scritto del libro, qui di seguito riportiamo la quarta di copertina scritta con passione dal Libraio di Notte:

Alcuni passi diventano impronte e restano cosi per qualche ora, poi scompaiono. Se li riprende il sentiero, non ci appartengono più, sono orme ormai lontane. Ma certe volte, nel tempo buono, accade che compaia un passo, e da lì partono parole che riportano racconti. Mi piace pensare che a Savino Monterisi per “Cronache della restanza” sia andata così, e che le sue pagine siano state attraversate da un cammino silenzioso, solitario anche quando l’autore non era solo perché c’era una persona a spartire con lui la strada e a indovinargli i pensieri. Sono storie raccolte nei boschi, parole di legno messe ad asciugare al fuoco di ogni ritorna a casa, per un inverno arrivato come sempre all’improvviso. Parlano di sassi e Morrone, di antichi mestieri e ferrovie in disuso, di caprioli e Appennini, di cinghiali e pastori, di alberi e donne forti, di lotta, di neve, d’infanzia, ma soprattutto di noi.

Tutto è pronto dunque, e allora mi è sembrato il caso di citare Erri De Luca: “Ovunque le mie pagine sono state in mani migliori delle mie“.