Buona la prima per Cronache della restanza

Buona la prima per Cronache della restanza

20 Febbraio 2020 0 Di Vino
Presentazione ufficiale di Cronache della restanza

Oggi il cielo è tornato sereno, ieri mentre scorreva la Valle del Tirino fuori dal finestrino dell’autobus guardavo i mandorli già completamente in fiore e pensavo a che momento bizzarro ci tocca di vivere. L’uomo ha imposto il suo ritmo sfrenato alla natura piegandola, torcendola, addomesticandola, ma ciò non dura e ce ne renderemo presto e duramente conto. La tecnologia a sua volta ha rimodellato il nostro vivere – non è un fatto nuovo succede da millenni, da quando abbiamo inventato la ruota o l’aratro. Il punto è che talvolta la tecnologia ci cambia così profondamente che non ce ne rendiamo neanche minimamente conto. Oggi la freneticità e la compulsività sono diventate due costanti del nostro vivere. A queste si associa il consumo, che anch’esso è stato semplificato al massimo attraverso gli strumenti tecnologici. “Compro tutto con un click”, sembra una frase che viene dal futuro, dal progresso più spinto, ma non ne sono convinto.

Tutta questa frenesia è alimentata anche dai social network e dalle loro dinamiche. Abbiamo sviluppato il bisogno compulsivo di apparire, l’assoluta necessità di dire al mondo “io ci sono” o “io sono questo”, come se al mondo gliene fregasse qualcosa di noi, gli stessi che vengono ignorati da millenni a questa parte. Quanto viene prodotto sui social, finisce nell’oblio poco dopo – è proprio questo il senso delle stories -, come se non ci fossero passato e futuro, ma solo un qui ed ora pronto ad essere sfruttato, un eterno presente in cui l’unico dettame da seguire è l’apparire. Oggi bisogna avere un’opinione su tutto, ma questo non è possibile lo sappiamo, vero? Bisogna immediatamente far sapere cosa stiamo facendo. È questo turbine di foto, video, hashtag e citazioni fatte alla cazzo di cane che manda avanti la giostra.

Uno scatto del Black Fridays, al termine del 4° scipero globale per il clima di Fridays For Future

Consumare, divorare, ingurgitare immagini. Abbuffarsi, strozzarsi, consumare, consumare, consumare. Qualcuno meglio di me diceva: “Produci, consuma, crepa”. In tutto questo ci siamo noi, talvolta protagonisti, talvolta attori passivi. Un giorno si mangia e un giorno si è mangiati. Siamo così immersi e assuefatti – alienati direbbe Marx – dal flusso che non ci rendiamo conto dello strumento di produzione e consumo che siamo diventati. Io sono dentro questo flusso, io stesso sono un mero strumento. Sono un codice dal quale spremere più dati possibili, sono una stringa di numeri e lettere alla quale un algoritmo cerca continuamente di vendere qualcosa attraverso pop-up, pubblicità varie, sponsorizzazioni e spam.

Capite bene anche dai voi che siamo i piccoli ingranaggi di un meccanismo planetario dove da un lato riceviamo piccole zollette di commiserazione, di like, cuoricini e view, dall’altro siamo privati della nostra privacy. Ma il nostro inconscio si sublima e alla svelta è pronto a rimettersi in moto per tornare a produrre stories, post, foto, video, per cercare nuova attenzione e seguito. Un ciclo infinito che si spezza soltanto quando qualcuno dice basta. Per questo motivo – ma anche per alcuni altri – ho deciso di abbandonare Facebook che utilizzo soltanto passivamente pubblicando eventi dove presento il libro e i post di questo blog.

Lorenzo alle prese con la vendita dei libri

L’impatto delle tecnologie sulla nostra vita sociale è stato dunque capace di sconvolgere completamente i nostri comportamenti. È entrata così a fondo che ha modellato in maniera del tutto nuova il nostro modo di comunicare e di esprimerci e il rapporto di questi con il tempo. Subito dopo la presentazione di Cronache della restanza a Sulmona, mentre ero ancora intento a fare chiacchiere e risate con i miei amici durante la serata, sentivo l’esigenza di ringraziare i tanti e le tante che erano stati presenti all’evento e chi in qualche modo mi aveva dato una mano.

Così ho tirato fuori il cellulare, sono entrato su Facebook dal browser ed ero pronto a pubblicare sul mio profilo una foto con i ringraziamenti vari, poi mi sono ricordato che quel social avevo scelto di non usarlo più attivamente, allora ho aperto il blocco note del cellulare e mi sono messo a scrivere un piccolo testo di ringraziamento “Grazie a tutti e a tutte quelli e quelle che ci sono stati, oggi è stata una giornata fantastica, densa di emozioni ecc ecc…” ed ero pronto a pubblicarlo sul mio blog con una foto annessa, allora mi sono fermato un attimo e ho pensato “cavolo! Ho abbandonato Facebook in favore di questo blog e adesso sto utilizzando questo blog come se fosse Facebook” è stato proprio in quel momento che si è aperta una crepa nella mia presunta consapevolezza.

Ho rimesso il cellulare nella tasca e sono tornato a ridere e scherzare con gli amici. Facebook, i social in generale e il loro paradigma ossessivo compulsivo, stavano di nuovo dettando i tempi alla mia vita e ciò non andava assolutamente bene. Se c’è una cosa che contesto spesso del vivere metropolitano è che ha uno scorrere del tempo troppo intenso rispetto a quello più naturale e sostenibile che dovrebbe avere l’uomo, ebbene questa vicenda mi insegna che questa insidia arriva anche in provincia, anche in montagna, anche nel più sperduto dei luoghi se non siamo in grado di disconnetterci da una certa mentalità divoratrice.

Firmacopie

Oltre al cellulare nella tasca ho ricacciato anche il bisogno di dire grazie, l’ho fatto decantare dentro di me, mi sono preso il giusto tempo e il giusto spazio che dovevo ad una comunicazione importante e sentita ed ecco il risultato: una riflessione più ampia su quello che ci circonda e ne sono felice.

Concludendo, con questo post voglio ringraziare tutti e tutte quelli e quelle che ci sono stati in questi ultimi mesi e alla presentazione di sabato scorso. È stata davvero una giornata intensissima per me e non ho potuto dedicare il tempo adeguato a tutti, ma sento che in futuro avremo ancora tante occasioni, magari sotto la chioma di un rassicurante bosco di faggi al passo lento di chi non deve arrivare da nessuna parte. Spero che nei prossimi mesi e alle prossime presentazioni i tempi si dilatino per tutti e che ogni volta nasca una discussione collettiva, di comunità, che rimetta in modo un processo antico ormai arrugginito. Ho in mente delle belle cose e proverò a tirarle fuori poco per volta, questo libro si sta già trasformando in qualcosa di diverso dalla carta inchiostrata che pare essere, è un esperimento sociale di comunità e vedremo dove ci porterà.

Un abbraccio collettivo a tutti e tutte, vi voglio bene.

Ps. Se siete arrivati fino questo punto vuol dire che siete davvero interessati al processo messo in moto da Cronache della restanza e allora vi anticipo che giovedì 27 febbraio, nella sala consiliare del Comune di Raiano alle ore 18, ci sarà la seconda presentazione del libro, con me interverranno l’agroecologa Susanna Camerlengo, il mio amico Riccardo Verrocchi di Lega Coop e il professore Ivan Mostacci e chiunque altro avrà voglia di farlo. Sarà una bella occasione per guardarci dentro e attorno e farlo insieme.