Immagini e parole. La recensione di Wladimiro Maraschio

Immagini e parole. La recensione di Wladimiro Maraschio

5 Marzo 2020 0 Di Vino

Nello scorso post, scherzando, sostenevo che dopo aver corrotto i miei amici, questi si erano lasciati andare a commenti positivi al libro. La buona notizia è senza dubbio il fatto che ognuno di loro si è in realtà lasciato andare ad un commento in maniera spassionata, inconsapevole di finire in un articolo del blog. C’è poi chi come Wladimiro, ci ha tenuto a spendere qualche parola in più e io molto volentieri ho voluto riportare le sue riflessioni in questo spazio. Per chi non lo conoscesse Wladimiro Maraschio è innanzitutto un artista. Con molto piacere lo scorso giugno mi sono immerso fra le sue tele in “Exhibition”, la sua mostra personale tenuta al MAW di Sulmona.

Le tele di Wladimiro sembrano venire da lontano. Non so se siamo noi ad esserci persi o se sono loro ad rimaste chiuse in un varco spazio-temporale che ce le ha recapitate qui tramite la creatività di Wladimiro. Atmosfere nebbiose inframezzate da bande orizzontali, piccole chiazze di colori vividi e spazio a sfondi pastello, sagome geometriche soffocate e sacchi di iuta. La sua è una pittura di contrasti. È la nebbia di uno stabilimento industriale o quella di una prateria d’alta quota, è la vivacità di un rave o la risacca di un mare materno, sono forme appena accennate o volutamente geometriche? Non so dare risposte e penso che non interessi nemmeno molto al mondo, ma quando mi riprendo dal loop sento che sono andato a largo e poi tornato in punta di piedi, pieno di domande, solo davanti a quelle tele.

Eidos, Wladimiro Maraschio, 2020

Wladimiro però non è solo un artista, è anche e soprattutto un montanaro – anche se viene dal mare – è uno di quelli che puoi incontrare su una cima, con la giacca a vento addosso, in un sabato assolato e ventoso. Infine Wladimiro è anche un avvocato e in quanto tale ci teneva a fare la sua arringa su Cronache della restanza e allora con piacere, condividiamo con tutti e tutte voi le sue impressioni. Di seguito la nota di Wladimiro.

Paesaggio collage, Wladimiro Maraschio, 2019

E’ un piacere leggere Savinio Monterisi!

Nelle sue Cronache della restanza, pubblicato a febbraio per i tipi di Riccardo Condò Editore si scopre una poetica della montagna e del restare. La quotidianità vissuta in questi luoghi peligni e descritta nel libro, diventa una sorta di edificazione dello spirito. La restanza (l’esperienza del restare o del fuggire nel posto in cui ci si trova) ci apre gli occhi e il cuore sui luoghi e su noi stessi, rivelando la sacralità degli spazi e offrendoci l’umanità e la vicinanza di chi resta. Savino narra il suo amore reciproco per questo territorio e non ne può fare a meno, ci racconta il rapporto di oggi e il rapporto delle genti passate che qui sono nate, hanno vissuto la propria vita a contatto con il poco, preservando inconsciamente la ricchezza dei luoghi.

I temi della narrazioni diventano oggetto di uno stile maturo, fluido, penetrante, esaltato dagli slanci poeti che la montagna offre all’uomo e che l’uomo restituisce ad essa nella descrizione della sua bellezza. La poetica ci fa meravigliare di essere qui, di salire di notte su Monte Amaro e all’alba sentirsi una sola cosa con la natura che ci regala il cielo, il mare e la montagna in un solo momento, attraversare un sentiero in apparenza insignificante ma che invece è la storia di chi ci ha preceduto da secoli, oppure essere rapiti dal silenzio assordante dei borghi, ultimi baluardi dell’Abruzzo interno. Ho letto il libro di Savino in pochi giorni, l’ho portato sempre con me e mi ha fatto compagnia. Mentre lo leggevo rivedevo nelle sue esperienze parte delle mie e la stessa meraviglia che lui prova ogni volta nelle sue passeggiate o nella suo rapporto quotidiano con i luoghi ed i contesti. Anche io come lui sono convinto che viviamo in un posto bellissimo, dove il tempo ci rende ancora umani. Leggendolo pensavo a Pier Paolo Pasolini, al suo documentario sulle Forme delle città del 1974, al fatto che la forma ed il profilo dei borghi d’Abruzzo, in una parola il paesaggio, sono un bene importantissimo da tutelare, sono la nostra ricchezza. Savino ci fa apprezzare questa ricchezza dei borghi d’Abruzzo, la ricchezza delle sue forme esteriori ed interiori, il loro vissuto, cosa nascondono, come se questa bellezza fosse per pochi o solo per chi la sa apprezzare. Mi ricorda anche gli scritti dei viaggiatori del grand tour che fino ai primi del 900 attraversavano l’Abruzzo e lasciavano qui il loro cuore. In fondo da quei tempi ad oggi poco è cambiato e Savino nelle sue Cronache della restanza rivive esperienze simili, come quando il giorno di ferragosto, scopre meravigliato l’esistenza di Opi o di Bisegna, due gioielli in terra d’Abruzzo.

Imago mundi, Wladimiro Maraschio, 2020

Oggi il pericolo è non accorgersi cosa siamo diventati, il pericolo è omologarci a qualcosa che non siamo e che non ci appartiene, sostenere culture esterne o lasciarsi sopraffare da tali culture contemporanee, con il rischio di dimenticare che abbiamo tra le mani una bellezza unica, di stravolgere la forma e il profilo dei borghi, di lasciar cadere nell’oblio antiche tradizioni che sono l’anima dei nostri luoghi e di noi stessi.

Grazie Savino.

Wladimiro Maraschio