Rivoluzionario di passaggio

Rivoluzionario di passaggio

21 Dicembre 2020 0 Di Vino

L’Aquila, svariati anni fa, discutibile estetica da Photoshop, estate 2009, sbarbati, G8, otto capi di stato, cappelino da Manu Chao, Obama, macerie, Berlusconi, yes we camp, il ricordo di Carlo Giuliani, 3.32, la stazione di Paganica, diverse falci e martello, la new town di Bazzano, celerini in ogni dove, lo sguardo che mira l’orizzonte ma era più probabilmente la facoltà di ingegneria a Roio, i/le compagnez – quell* perdut* e quell* che dovevano ancora venire -, l’innocenza – quella di una gioventù che ignora il proprio futuro -, uno zaino di Lidl da due soldi – all’epoca non faceva ancora tendenza – e la spilletta “working class kids against fascism”, il casco appeso allo zaino e il commissario della Digos di Sulmona che quando mi vede mi chiede cosa devo farci, “sono venuto in motorino”, non era vero, ma era invece vero che allora eravamo sulla strada, come c’eravamo stati prima e come ci saremmo stati dopo, all’epoca non era neanche poi così importante dove, ma che stavamo andando.

“Non ho bisogno di nessuna rivoluzione che mi aspetti. Uno la rivoluzione ce l’ha dentro e se la porta di qua e di là. Come i bagagli”.
Paco Ignacio Taibo II – Rivoluzionario di passaggio