La fine è il mio inizio

La fine è il mio inizio

2 Aprile 2021 0 Di Vino

Un giro per le campagne intorno casa ed è subito la magia della scoperta. È un mondo a portata di mano che tendevo ad ignorare. L’ho ritrovato con le restrizioni di questi tempi balordi e mi capita sempre più spesso di passeggiarci con qualche amic*.

Denso di tracce, di segni del passato, della vita di chi lo abita, mi appare come un territorio completamente nuovo: la mandibola scheletrica di un cinghiale, una fatta di lupo fresca, lo stradino delle volpi che si perde nel prugnolo, l’edera che rampica su una traversa della ferrovia posta all’angolo di un terreno ultimo lascito di un recinto che non c’è più, una piantagione di bambù capitata lì per caso.

Ci siamo cresciuti in mezzo a quelle terre – erano i tempi di quando giocavamo ai guerrieri armati di cannuzze che simulavano le spade -, ora abbandonate e inselvatichite appaiono lontane e inaccessibili come l’Alaska. Eppure sono state sempre lì in questi anni, noi invece abbiamo spiccato il volo verso mete lontane. La fonte dell’abate, le “formelle”, il casone, le “cannàil”, la baracca di Pizzighettone, la terra di Mario Rossi e il suo cancello all’ingresso che è rimasto sempre aperto chissà perché, la quercia gigante in mezzo al campo arato che abbraccia i solchi tutt’attorno e i filari delle vigne abbandonate non hanno mai lasciato il loro posto.

“Qui una volta era tutta campagna coltivata” dice Antonio e sconsolato guarda il vuoto di terre attorno che restano anonime e verdeggianti e se ne fregano che nessuno le rivolta più almeno una volta l’anno. Neanche il cielo cupo dell’inverno ci frena – la neve è in arrivo – ci sentiamo legati ad ogni foglia, ramo spezzato, ad ogni tronco mangiato dal tempo. Quella sembra una zolla del mio giardino, ma non la riconosco.

Calpesto il passato coperto dalla gramigna e dall’equiseto spuntati dal fresco della terra. L’acqua straborda dalle forme che nessuno manutiene più, evade in cerca di nuove strade, sterpi secchi e avvallamenti da colonizzare, crea nuove pozze e i tritoni e i ranocchi le scelgono per il letargo. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Oggi il passato è una terra straniera e nemmeno un anziano a raccontare ciò che è stato: “Avessi studiato da giovane. Non sapessi la verità”.

Storie come questa, sono contenute nel libro Cronache della restanza (Riccardo Condò Editore, 2020) acquistabile al link qui sotto.


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