Il respiro del Corno Grande

Il respiro del Corno Grande

1 Agosto 2022 0 Di Vino

Svegliarsi che è ancora buio. Alzarsi con gli occhi impastati di sonno. Scrutare il cielo, pare reggere. Colazione al volo e partire che il sole non è ancora sorto. A Campo Imperatore una serie di parcheggiatori improbabili danno il buongiorno. Il Corno Grande è preso d’assalto. Turisti veneti lo fotografano. Attaccare il sentiero con le gambe stanche da inattività. Monitoriamo il cielo, nuvole armeggiano in volo. Il vento spaventa un po’.

Ferrata

Al Sassone imbragarsi. Prima del Bafile imboccare il canale che porta a Forchetta del Calderone. Una guida raccomanda “attenzione è prevista pioggia alle 14”. Lo sappiamo ma l’aspettiamo dalle 17.

Verso Forchetta del Calderone. Foto di Pierluigi Pace

La roccia si fa padrona, maestra indiscussa. La cordata che precede vira a Est verso Torrione Cambi, noi opposti per la Vetta Occidentale traversando la cresta.

Cavità

Infilarsi in due lame di roccia che diventano cavità stretta cinquanta centimetri. Quasi tremila metri e entrare nella montagna. Venirgli dentro, accarezzarla, sentirla respirare, farsi accogliere, parlarci. Arrampicare nella cavità, venirne fuori. Transitare su balconi a picco su Calderone. Ghiacciaio esausto. Sentire freddo. Strofinare le mani, riattivare la circolazione. Temere la pioggia, leggere il cielo e sperare che regga. Non avere paura.

La solitudine sul Torrione Cambi

Arrampicare, disarrampicare. Fare manovre e sicure e alle soste ritrovarsi tutti e tre. Sorridere e dirsi cazzate, esorcizzare fatiche. I tiri si affrontano in solitudine, ma alle soste è una festa. Camini, diedri e poi filo di cresta. Lama dorata illuminata dal sole che presto sparisce. Roccia marcia. Calcare che sfarina come sabbia. Schiaffeggiare ogni presa, saggiarne la tenuta. Sul Torrione Cambi una figura si erge solitaria. La pioggia non arriva, ma è nell’aria. Un tuono in lontananza inaugura la sagra della bestemmia.

In sosta

La croce di vetta è a vista, non sappiamo che manca ancora un’ora. La smania di arrivare si fa sentire. Ci affrettiamo ma non serve. Calmarsi un po’, respirare, mettersi l’anima in pace. Sperare bene.

Manovre

Il passaggio più delicato è ancora in divenire. Un passo di quarto, salto fra rocce sospese nel vuoto, di lato strapiombi. Cagarsi sotto. Simone dice “è un passaggio un po’ terror”. Pier lo salta come un grillo, mi assicura e passo anch’io. Mettere la vita nelle mani dell’altro. Avere la sua vita in mano. Essere concentrati, esserci riconoscenti.

Vetta Occidentale. Foto di Pierluigi Pace

Ultime semplici roccette. L’ora passa e la cima arriva. Felicità. Abbracciarsi esausti. È un sabato di luglio e sul Corno Grande siamo incredibilmente soli.

Corno Piccolo

Camosci finalmente liberi dalla presenza umana escono al pascolo fin sui sentieri. Cercano sparute chiazze di erba in un mare di roccia. In chiaroscuro il Corno Piccolo è un isola di calcare sganciata dal resto del mondo da una coltre di nuvole. Una luce divina lo contorna. Le gambe liberate dalla fatica vanno ormai sole.

Camoscetti e Corno Piccolo

Alla sella del Brecciaio pizzo Intermesoli è solo un’ombra stanca. Pizzo Cefalone ci osserva col suo sguardo inclinato. Campo pericoli poco dopo è un catino che raccoglie l’ultima luce del giorno. Una genziana lutea splende solitaria nel prato appena smossa dal vento. Respiriamo ancora. La giornata è al crepuscolo. La pioggia alla fine non arriverà.